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Gravidanza e primi mesi

La gravidanza: il sogno di ogni donna! In questa sezione troverai utili suggerimenti e preziose informazioni su come restare incinta velocemente e sulle fasi della gravidanza.

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Parola di Mamma Inappetenza nei bambini: Che fare? 7 preziosi consigli

Il tuo bambino serra la bocca, si copre gli occhi con le manine e non vuole saperne niente della pappa che fino a qualche mese prima adorava? Il calo dell’appetito dopo il primo anno di età, è una fase molto frequente tra i bambini. Dopo i primi 12 mesi, i piccoli crescono rapidamente, fino a triplicare il loro peso di nascita alla fine di questo arco temporale. A compimento dell’anno, si assiste a un naturale rallentamento del ritmo di crescita, associato spesso a un calo dell’appetito e della quantità di cibo consumato nelle 24 ore. Calo di appetito nei bambini: 7 consigli Per quanto si tratti di una fase piuttosto comune, è d'altronde normale che i genitori si preoccupino vedendo il figlio rifiutare il cibo. Ne provi di tutti i colori, cucini varianti di tutti i tipi, le cambi la postazione dove mangiava fino a ieri, proponi cibi colorati e inventi storie fantastiche pur di fargli aprire la bocca! Ma spesso tutto questa fatica è vana. La pappa resta lì e spesso finiamo col mangiarla noi! Quindi che fare? Di seguito qualche utile consiglio: Continua a proporre cibi salutari: non demordere! Non proporre cibo spazzatura (merendine, patatine e simili) pur di vedere tuo figlio mangiare. Questo lo indurrebbe ancora di più a serrare la bocca davanti ai pasti salutari.Non interagire con smartphone e dispositivi informatici: sebbene sarebbe meglio spegnere del tutto tv e cellulare, dall’altra possiamo sempre trovare un compromesso a riguardo. Mettergli in tv -piuttosto che sul cellulare- il suo cartone preferito, non è poi così grave, altra cosa se questo presuppone un’interazione diretta con il dispositivo. In questo caso infatti, si crea un distacco totale dal momento della pappa con conseguente calo dell’attenzione verso ciò che si sta mangiando.Resistere alle tentazioni: quando possibile, è consigliabile che tutta la famiglia mangi le stesse pietanze e ‘resistere’ nel preparare altro, se il bambino rifiuta il pasto. Questo provocherebbe un aumento della sua selettività a tavola (picky eaters è il termine inglese impiegato nei confronti dei bambini che mangiano selettivamente pochissimi alimenti).Piccole porzioni: se siamo nella fase inappetente, inutile proporre piatti colmi fino all’orlo, perché questo potrebbe scoraggiare il bimbo ancor prima di cominciare. Dalla serie: l’appetito vien mangiando!Varia con gli alimenti: suggerisci cibi vari e sani, soprattutto frutta e verdura e alimenti a ricco contenuto proteico come carne e pesce, in modo da fare assaggiare cibo di varia consistenza e natura.Non stancarti di riprovare: ritenta e sarai più fortunato (speriamo!) continuiamo a riproporre a distanza di una settimana o poco più, i cibi rifiutati. Con i bambini tutto è imprevedibile e niente è scontato!Preparare piatti apparentemente gradevoli: nessun corso di Masterchef, ma magari possiamo realizzare una faccina simpatica servendoci di qualche polpettina e una carotina; oppure, se compriamo dei bastoncini di pesce, questi possono essere invitanti nell’essere consumati con le manine e così via (verso i 2 anni, i bimbi iniziano a voler mangiare e bere in autonomia e può accadere che preferiscano le mani alle posate). Insomma: anche l’occhio vuole la sua parte! E sulla questione “premio” come la mettiamo? Bene. Tema dolente per molti genitori, nonni e babysitter (insomma per coloro che accudiscono il bambino durante il pasto). Se il piccolo mangia ‘tutto tutto’ possiamo gratificarlo con un pezzetto di cioccolata o simili? Da un punto di vista pedagogico non è proprio l’atteggiamento più corretto da mettere in atto, dato che significherebbe tradurre la situazione in questi termini: “se mangi tutto il pesce (che è brutto e cattivo), ti offro come premio la cioccolata (che è bella e buona)”. Messa così è davvero terrificante! Come ben sappiamo però, in medio stat virtus: al cibo spazzatura si può sempre proporre una ‘merendina’ e snack appositamente ideati per i bambini. L'importante è non dimenticarsi di leggere l’etichetta! In conclusione: mio figlio non mangia, che fare? Abbiamo quindi evidenziato come un calo dell’appetito dopo il primo anno di età, sia una condizione piuttosto comune fra i bambini e che noi genitori non dobbiamo preoccuparci troppo o assillare i nostri figli se rifiutano il pasto. Si tratta solitamente di inappetenza transitoria, che in genere non provoca sintomi e si risolve spontaneamente. Se insomma nostro figlio continua a crescere, non presenta sintomi di disidratazione e/o carenze nutrizionali, possiamo restare sereni. Di contro, se noti una possibile comparsa di questi sintomi, non devi assolutamente allarmarti: il medico potrebbe diagnosticare un disagio di lieve entità, come i disturbi della dentizione, che può interferire con l’alimentazione del bambino (senso della fame, alterazione del gusto ecc.) È bene comunque contattare sempre il proprio Pediatra di fiducia, che saprà individuare le cause dell’inappetenza e offrire un prezioso contributo alla famiglia nella risoluzione del problema. Le parole d’ordine se nostro figlio non mangia? Pazienza, amore e tranquillità. Ti potrebbe interessare: 3 consigli per far mangiare frutta e verdura ai bambini

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Parola di Mamma Chi è il papà? Il primo eroe tra coraggio e fragilità

La figura dell’uomo quanto quella del papà, è ad oggi sempre meno autoritaria e più docile e collaborativa. Porta la figlia a danza, a volte cucina e altre mette i figli a letto. Guai però a definirlo mammo! Un termine sessista e quanto mai riduttivo delle responsabilità paterne. I papà sono sempre protagonisti insieme alle mamme prima, durante e dopo la gravidanza. Il ruolo del papà durante le fasi della crescita del bambino Un padre ricopre un ruolo fondamentale alla pari di quello della madre. I figli sono 50% della mamma e 50% del papà. Sembra scontato ma non lo è. Ecco perché in tutte le fasi della loro crescita, è importante esserci. Per davvero. «Essere un buon padre è come farsi la barba. Non importa quanto sei stato bravo a raderti oggi, devi farlo di nuovo domani». (Reed Markham) Dai 2 anni: inizia la scoperta! Nella fase della scoperta con il mondo esterno, il rapporto con il padre è determinante in quanto i bambini iniziano a distaccarsi senza traumi (o quasi) dalla simbiotica figura materna e a relazionarsi con ciò che è al di fuori del proprio nido. Il papà che ti introduce al mondo, diviene così simbolo di sicurezza e supporto, sia da un punto di vista materiale quanto emotivo. Un papà poco presente, potrebbe rendere il bambino vulnerabile e disorientato in un mondo troppo grande per lui. Ricordate: i bambini non apprendono da lunghe prediche, ma imparano dal nostro esempio. Dai 10 ai 19 anni: liberi di essere Nel delicato e tormentato periodo dell’adolescenza, il miglior compito che un padre -quanto la madre- possa avere nei confronti del figlio, è essere una guida senza giudicare i suoi comportamenti, accettare la sua indole e personalità per fare esprimere liberamente la persona nella sua interezza. Mamme: diamo fiducia ai papà! Se da una parte è colui al quale affidiamo nostro figlio e ce lo ritroviamo con il bodino sopra le calze, la scarpa destra al piede sinistro e i capelli spettinati, dall’altra è quella persona che si commuove quando il cucciolo di casa impara cose nuove. Anche se spesso finge di essere in preda a un attacco di allergia! Ok. Sono sicura che molte di voi staranno annuendo e sorridendo su quanto appena letto, ma dite la verità: quante di voi rimproverano il nostro povero papà perché: Non ha saputo vestire e pettinare bene vostro figlio/a quanto voi?Non sa tenere la cucina linda e pinta come solo voi sapete fare? Diamo fiducia ai nuovi papà che sono straordinariamente umani, sensibili e competenti anche nelle loro stravaganze! Solo così possiamo contribuire a creare una perfetta sintonia tra i nostri figli e i loro papà. E se non collaborano? Parole d’ordine: EDUCAZIONE. CONDIVISIONE. RICONOSCENZA. Sempre e per entrambi. Ti potrebbe interessare: Educare i bambini all’amore, le parole che non ti ho detto. Chi è il papà (ideale)? Il papà è una figura tanto complessa, quanto fragile e straordinaria, cui luce viene spesso offuscata dall’aurea materna. Il papà spesso rimane nell'ombra e cerca di comprendere il mistero della gravidanza dalla sua prospettiva, condividendo il miracolo della vita insieme alla sua compagna. «La cosa più grande che un papà può fare per i propri figli, è amare la loro mamma». Il papà e colui che sa di diventare genitore da un test di gravidanza così come la mamma, ma a differenza di questa che alla visione delle due lineette cessa di essere chi era per fare subito posto alla donna che sarà, l’uomo ha bisogno di tempo per realizzare ciò che all’inizio sembra essere solo un’idea. Non è difficile diventare padre. Essere un padre: questo è difficile». (Wilhelm Busch) Il corpo non cambia, non avverte disagi, non sente muovere il bimbo nella pancia. Un papà familiarizza con la propria creatura ancora nel grembo materno, quando la sua donna lo invita ad avvicinarsi al suo pancino per sentire i primi calci di colui o colei che un giorno lo chiamerà papà. Il papà è colui che riconosce il proprio figlio da un'ecografia e che deve farsi forza quando vede la propria moglie mettere al mondo il loro bambino tra urla, commozione e gioia infinita. «Ho imparato che quando un neonato stringe per la prima volta il dito del padre nel suo piccolo pugno, l'ha catturato per sempre». (Gabriel García Márquez) Il papà e colui che pone davanti a tutto la felicità della propria famiglia; che si mette in un angolo e sorride se vede sua moglie e i figli giocare, mentre prova a nascondere le proprie lacrime se scorge tristezza sui visi delle persone che ama. Non per vergogna, ma per infondere coraggio nelle ostilità, speranza nelle difficoltà. «Quando un padre dona ad un figlio entrambi ridono; quando un figlio dona ad un padre entrambi piangono». (William Shakespeare) Il papà è l’uomo che la notte pone sereno il capo sul cuscino, solo quando sa di avere fatto tutto il possibile per proteggere i suoi cari dalle avversità del mondo esterno. Chi sono i figli per il papà? Suo vanto e priorità assoluta. «Papà: il primo eroe di un figlio, il primo amore di una figlia/o». (John Walter Bratton) Chi è per te il tuo papà? Quanto assomiglia al nostro papà ideale? Il nostro contributo Come una figura paterna premurosa ed amorevole, Sterilfarma accompagna tutta la famiglia nelle tappe più importanti della vita, garantendo prodotti per l’infanzia che rispettino appieno la pelle e il benessere dei più piccoli.

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