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Parola di Mamma Il Pettirosso e Babbo Natale

C’era una volta un piccolo uccellino marrone. Si chiamava Robin, e questa è la sua storia. Era la settimana prima di Natale e il piccolo Robin era molto emozionato. Lavò e stirò sette vestitini per le gelide giornate in arrivo. Indossò il vestito bianco e andò a pattinare sullo stagno ghiacciato. Allo stagno incontrò il Ranocchio. "Ho tanto freddo” disse il Ranocchio, “mi puoi aiutare?”. L’uccellino diede al Ranocchio il suo vestito bianco. “Ho altri sei vestiti” pensò, guardando il Ranocchio che saltellava felice. Il sesto giorno prima di Natale, il piccolo Robin indossò il vestitino verde e uscì a giocare nella neve. Lungo il sentiero vide arrivare il Riccio. “Sto congelando!” disse quello. Allora Robin regalò al Riccio il suo vestito verde. “Ho ancora cinque vestiti” pensò, salutando l’amico spinoso. Il quinto giorno prima di Natale, il piccolo Robin indossò il vestitino rosa e uscì a caccia di vermi. Non era andato molto lontano, quando incontrò la Talpa. “Brrrrrr! Il terreno è troppo duro da scavare, e mi sto ghiacciando!” si lamentò quella. Così l’uccellino regalò alla Talpa il suo vestito rosa. Le andava un po’ stretto, ma la Talpa non vi badò. Era bello ed era caldo. “Mi rimangono quattro vestiti” pensò Robin. Il quarto giorno prima di Natale, l’uccellino indossò il vestito giallo e volò tra i rami della grande quercia dove trovò lo Scoiattolo. “Ho così tanto freddo che non riesco a dormire!” brontolò lo Scoiattolo. Il piccolo Robin gli offrì il suo vestitino giallo. “Ora mi restano solo tre vestiti” pensò mentre lo Scoiattolo si assopiva. Il terzo giorno prima di Natale, l’uccellino indossò il suo vestito azzurro. Stava scendendo in picchiata attraverso le nuvole, quando intravide il Coniglio sulla collina. “Sto battendo i denti dal freddo!” disse il coniglio tremando. Allora il piccolo Robin diede al Coniglio il vestitino azzurro. “Bene, mi rimangono ancora due vestiti” si disse, mentre il Coniglio riprendeva contento la sua strada. Due giorni prima di Natale, il piccolo Robin indossò il vestitino viola e fece una passeggiata lungo il fiume. Sulla riva c’era la Lontra con il suo cucciolo. Era molto triste. “Il mio bebè sta male!” disse. Il vestitino viola andava a pennello al cucciolo di lontra e lo fece sentire subito molto meglio. “Oh oh, mi è rimasto un solo vestito” pensò l’uccellino. Il giorno prima di Natale, il piccolo Robin indossò il suo ultimo vestito, di calda lana arancione. Stava camminando e fischiettando tra sé, quando incontrò nel prato un Topolino tutto tremante. L’uccellino provò tanta pena che si tolse subito il suo ultimo caldo vestitino e glielo infilò sopra le orecchie gelate. Era arrivata la sera della Vigilia di Natale, nevicava e il povero uccellino non aveva nulla di caldo da indossare. Lì intorno non c’era nessuno che potesse aiutarlo e la strada verso casa era lunga. Gonfiò le piume più che poté e si rannicchiò tutto triste sopra un tetto pieno di neve. Presto si addormentò. E nemmeno le campanelle della slitta lo svegliarono né lo scricchiolare della neve sotto due pesanti scarponi neri. Due manone lo sollevarono e lo deposero tra una soffice barba bianca. “È meglio che tu venga con me, amico!” disse ridendo una vociona allegra. “Questa è la creatura generosa di cui ti ho raccontato” disse l’uomo alla moglie. “Quindi si merita un regalo speciale” ribattè lei. E, con l’uccellino accoccolato al calduccio in grembo, la signora si mise all’opera. Tirò un filo di un grande cappotto rosso vivo e con esso lavorò a maglia un vestitino. Grande giusto giusto per un uccellino. “Sono molto fiero di te” disse l’uomo sorridendo. “Hai regalato tutti i tuoi vestiti per aiutare gli altri. Tu possiedi il vero spirito del Natale e adesso è giunto il momento del tuo regalo. Questo vestito è molto, molto speciale: ti terrà caldo per sempre e quando la gente ti vedrà, dirà “Guarda, il Pettirosso!” e si sentirà scaldare il cuore”.  Era tempo di partire, per riattraversare i cieli mentre il sole sorgeva a baciare la terra. L’uccellino era felicissimo, il suo petto risplendeva di rosso come il naso di una renna. Presto l’uccellino fu di nuovo a casa. “Buon Natale!” gridò l’uomo salutandolo e volò via. “Addio, e grazie!” lo salutò il piccolo Robin. Arrivò la mattina di Natale. Le bambine e i bambini di tutto il mondo stavano aprendo i loro regali. Robin il Pettirosso volò sul ramo più alto, orgoglioso del suo nuovo vestitino, e cantò dolcemente per augurare a tutti Buon Natale! ( di Jan Fearnley)

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Parola di Mamma Freddy il Pupazzo di Neve

Candidi fiocchi iniziavano a scendere sul paesino di Arcobaldo. I bambini non attendevano altro, tanta neve per poter finalmente giocarci.Caterina e Lorenzo avevano passato tutto il pomeriggio al parco, dopo l’abbondante nevicata, per costruire con cura il loro pupazzo di neve: due tappi di bottiglia per gli occhi, una carota per il naso, un pezzo di stoffa rosso per la bocca. Sulla testa un vecchio cappello nero e una sciarpa scolorita al collo, al corpo cicciotto avevano applicato una fila di bottoni marroni e una fibbia di metallo per cintura. “Che carino questo pupazzo, siamo stati bravi, vero sorellina?” esclamò felice Lorenzo. “Bellissimo, pare quasi vero, gli manca solamente… la parola!” disse Caterina. “La parola… chi dice che i pupazzi di neve non parlino, eh?” fece una voce roca. I bimbi sul momento pensarono ad uno scherzo degli amici. Si guardarono intorno, ma non videro nessuno. “Ehi, piccoli! Dico a voi!” tuonò nuovamente la voce roca. Caterina e Lorenzo si girarono entrambi in direzione del pupazzo di neve e videro che la sua bocca si era spostata lievemente dalla posizione originale. “Sì, sì, sono proprio io che vi parlo! L’amico di neve che avete appena costruito” fece il pupazzo. “Ma i pupazzi di neve non parlano… o almeno…” mormorò Lorenzo. “Io sono speciale, mi chiamo Freddy! Sono veramente felice di fare la vostra conoscenza, mi avete modellato davvero bene” disse il pupazzo. Iniziò a farsi buio. “Ciao Freddy, domani torneremo a trovarti!” fecero i due fratelli. “Va bene, ma dovete farmi una promessa. Spero di rivedervi presto, ma se questo non dovesse accadere, non rattristatevi: ritornerò con la prossima nevicata e voi mi ricostruirete più grande e più bello!”. Caterina e Lorenzo scossero la testa, il giorno dopo si sarebbero ritrovati tutti e tre nello stesso punto, nello stesso parco. Il mattino seguente i bambini si alzarono presto, fecero colazione, si infilarono il cappotto e uscirono. La giornata era fredda ma soleggiata. Corsero dal loro pupazzo di neve… ma una brutta sorpresa li attendeva: Freddy non c’era più. Il sole lo aveva sciolto quasi completamente. “Che tristezza, il nostro amico è sparito!” disse Lorenzo con le lacrime agli occhi. Caterina si ricordò allora della promessa fatta a Freddy. “Dai, Lorenzo, non piangere! Il nostro amico ritornerà, vedrai, ritornerà!”. Alzando lo sguardo al cielo, la bimba vide alcune nuvole scure avanzare nascondendo il sole. Sorrise. “Ora andiamo fratellino! Mamma e papà ci stanno aspettando per il pranzo! Vediamo chi arriva primo!”. Iniziarono a correre veloci, lungo la stradina che portava alla loro casa. (Autrice Rita Bimbatti )

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