Come distinguere un bambino vivace da un bambino iperattivo

Salute e benessere psicofisico 22 Aprile 2022
Come distinguere un bambino vivace da un bambino iperattivo

“È troppo vivace” - “Non sta mai fermo un attimo” - Queste affermazioni sono spesso utilizzate per descrivere il comportamento di un bambino. Talvolta, si usa impropriamente la parola “iperattivo”.

Ma iperattività e vivacità sono la stessa cosa? Scopriamolo insieme.

Cosa significa “iperattività” e perché è importante utilizzare questo termine correttamente.

L’ iperattività è una patologia meglio nota come ADHD oppure come Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività.

La diagnosi non è semplice, perché il comportamento di un bambino iperattivo viene classificato spesso come estremamente vivace da parte di coloro che se ne prendono cura. Ma non è proprio così, in quanto quando si parla di ADHD ci sono dei sintomi ben precisi a cui bisogna fare attenzione.

Sarebbe opportuno rivolgersi al pediatra se notiamo il perdurare di alcuni segni, costanti nel corso del tempo. La diagnosi potrà essere effettuata a partire dai 3 anni. Tra i comportamenti ricorrenti nel bambino o nell’adolescente iperattivo notiamo che:

  • si distrae molto facilmente;
  • non presta attenzione ai dettagli sia nel gioco che nelle attività quotidiane;
  • ha difficoltà a portare a termine dei compiti strutturati;
  • non sempre risponde agli stimoli esterni, come richieste verbali o domande se sta svolgendo una delle attività che preferisce;
  • nello svolgimento di un compito perde la concertazione, per cui anche se inizia a seguire le istruzioni non riesce a completare l’attività;
  • non sempre le competenze sviluppate sono in linea con l’età.

Inoltre, talvolta, il bambino iperattivo ha difficoltà a relazionarsi con gli adulti, ma anche con il gruppo di coetanei. Non ha capacità di autoregolazione e, di conseguenza, non riconoscendo il senso del limite spesso si lascia andare ad azioni impulsive.

Per esempio, non riesce a stare seduto per un periodo di tempo prolungato, ha un atteggiamento invadente o fa più confusione dei suoi compagni di gioco. Solitamente interrompe quando si parla e ha una difficoltà ad attendere il proprio turno.

Questi sintomi devono essere presenti in maniera continuativa per almeno sei mesi in quanto la diagnosi di ADHD viene effettuata solo attraverso l'osservazione del soggetto, che viene sottoposto a dei test per valutare le funzioni esecutive, tra cui la pianificazione, l’attenzione, la memoria e l’impulsività.

Che cosa è la vivacità: ecco l’identikit di un bambino vivace

I bambini non sono tutti uguali, ma tuttavia la vivacità è una qualità positiva che li spinge a essere attivi e curiosi nei confronti dell’ambiente circostante.

La vivacità è indice di uno sviluppo sano: il bambino mostra curiosità per le cose e le persone, fa domande ed è attivo. Allo stesso tempo un bambino vivace è un soggetto che conosce il senso del limite e impara a regolare le proprie azioni.

Sa come rispettare le regole a scuola, quando è in gita oppure a comportarsi in base al contesto. Crescendo, matura il senso del pericolo. Riesce a portare a termine compiti di difficoltà idonea in base all’età.

Allo stesso tempo è affascinato dalla visione di un film o riesce ad ascoltare il racconto di una favola o intraprendere un dialogo con un adulto, senza avere la necessità di muoversi continuamente.

Ed ecco spiegato in breve perché la vivacità differisce dalla iperattività. Riconoscere un bambino iperattivo da uno vivace non è sempre semplice; se abbiamo dei dubbi, oppure notiamo il perdurare di determinati atteggiamenti, possiamo parlarne con il pediatra e ricevere il giusto consiglio per migliorare la qualità di vita del nostro bambino.

Fonti:

Articolo pubblicato da Maria Luisa Barretta, Ph.D Biologa

Ho conseguito la Laurea in Biotecnologie Mediche, summa cum laude nell’anno 2007 con tesi sperimentale sul ruolo degli acidi biliari nella patogenesi dell’enterocolite necrotizzante del neonato. Dal 2008 al 2009 ho lavorato per un anno come pre-doc presso il Consorzio Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro (CH), per poi seguire il trasferimento del Dipartimento presso l’Istituto di Biochimica delle Proteine (IBP) del CNR (NA) fino al 2017. Nel 2011 ho vinto una Borsa di Studio FIRC (Federazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) della durata di 3 anni. Nel 2013 ho conseguito il titolo di Ph.D, rilasciato dall’Open University di Londra, sotto la supervisione dell’Università di Bristol. Durante gli anni di ricerca, ho pubblicato molti lavori scientifici sull’identificazione dei meccanismi cellulari e molecolari alla base dello sviluppo del cancro. Ho sempre seguito in maniera appassionata i programmi di divulgazione Scientifica proposti dall’ente di Ricerca IBP del CNR rivolti soprattutto alle scuole: ho partecipato ad eventi divulgativi presso Città della Scienza in occasione del programma “La Scuola Incontra la Ricerca” e sono intervenuta in tutte le occasioni di incontro con le Scuole Primarie e Secondarie durante le visite programmate, occupandomi della divulgazione sull’uso e sulle applicazioni della Microscopia Confocale. Dal 2017 ho trasferito le mie competenze nel campo dell’industria farmaceutica, occupandomi di Direzione Scientifica ed Affari Regolatori presso Sterilfarma. Continuo ad occuparmi di divulgazione scientifica, scrivendo articoli informativi sui temi della nutrizione neonatale ed infantile per le riviste Salutare e Baby Magazine

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